RECENSIONI EVENTI

Rock in Idro 1° giorno sabato 13 Giugno 2009 Milano Palasharp

giugno 2009

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Premessa: non mi importa se è stata colpa del comune, degli organizzatori, di Pippo e Pluto. Spostare un open air a giugno al chiuso è da suicidio. Soprattutto al Palasharp, noto forno crematorio anche nel periodo invernale (chi si ricorda le temperature raggiunte al concerto dei marilyn Manson nel 1998? ed era dicembre...). Chiusa premessa. Non dovevo andare a questo festival e nemmeno mi andava ad essere sincero, ma alla fine mi sono ritrovato davanti ai cancelli con l'ipotesi alternativa di un gironzolamento a Milano per tutto il sabato. Mi son detto, investiamo ste 35 euro e vediamo un pò. Data l'ora di arrivo, attorno alle 14, mi son perso qualche band. Non so dirvi nulla di Noiseguys e Andead, così come so dirvi poco dei Subways, dato che ero fuori a bere una birra e a sbirciare tra le bancarelle di dischi. Il primo gruppo che ho cercato di vedere sono stati i Gaslight Anthem. Bravi, professionali, ma terribilmente prevedibili. Più di una volta il paragone con Springsteen e Bryan Adams ha fatto capolino nel mio cervelletto accaldato, e non credo di essere stato l'unico a ritenere la performance della band decorosa, ma sicuramente prolissa. Dopo di loro, gli  All American Rejects dall Oklahoma offrono uno spettacolo buono, molto rock and roll. Nulla per il quale valga la pena strapparsi i capelli, ma in un festival vanno più che bene. Il tempo di quattro ciance fuori dal Palasharp per prendere aria, e sul palco salgono gli a me sconosciuti Flogging Molly. Che dire? Mai stato appassionato di Folk Punk Irlandese o chiamatelo come vi pare, ma questi, davvero, spaccano. Il Palasharp, grazie anche al pubblico presente per i Social D, si è trasformato in una grande piscina di sudore con onde di corpi che saltavano all'unisono, accenni di slamdance (!!!), cori da stadio e macello definitivo. Davvero bravi, trascinanti, per chi scrive i più in palla dell'intera giornata. Ancora cambio palco, ancora uscita all'esterno, dove dal RedBull Bus, un autobus con un piccolo palco montato sul tetto, suonava un gruppo cover di pezzi "alternativi" italiani. Il cantante richiama l'attenzione ed invita la gente a non farsi male durante il pogo che sicuramente si formerà durante i due brani successivi. Due cavalli di battaglia storici che "sicuramente qualcuno di voi si ricorderà, quando eravamo piccoli". E partono in fila "Acido Acida" dei Prozac+ e "Fuori dal Tempo" dei Bluvertigo. Non so se ridere o piangere. Forse son solo vecchio. Ah, e comunque, niente pogo, tranquilli. Rientro nel palaforno per vedere i Gogol Bordello. Si è parlato molto di loro, anche grazie al fatto di essere stati in qualche modo coinvolti da Miss Ciccone per il suo film. Che vi devo dire? Sono ineccepibili, il misto di funk, folk, orecchiabilità e tradizione. Ma scivolano via perfetti. Troppo perfetti. Quasi innocui. Mentre guardavo il set sembrava che ogni loro mossa fosse studiata a tavolino in maniera certosina. Finale con l'arcinota Start Wearing Purple, pubblico in delirio modello primo maggio a Roma, e un filo di amaro in bocca a me. Altra pausa, altro cambio palco. Stavolta tocca ai Social Distortion, vera leggenda del punk americano. Molti sono qui per loro e l'ìattesa è decisamente elettrica. Le aspettative non sono deluse. I nostri ci danno dentro in maniera convincente per tre quarti d'ora di set tirato e sanguigno, una manciata di canzoni ben eseguite tra cui spicca Ring of Fire, cover di Johnny Cash. Escono addirittura per un bis, dove propongono un inedito promettendo a breve un disco nuovo in studio. Un ottimo show, magari leggermente "ingessato" sui primi brani, ma che poco alla volta è esploso regalando energia a chili ai presenti. Non li amo alla follia, ma il mio livello di rispetto nei loro confronti è immutato, se non cresciuto. Nuova puntatina all'esterno, ora è buio, e non vedo più cloni di Pete Doherty, segno che i Babyshambles stanno per suonare. Che faccio, mi lascio scappare lì'occasione di buttare un occhio ad uno dei personaggi più chiacchierati del music biz degli ultimi anni? E poi diciamocela tutta, quel tipo è stato con Kate Moss, mica pizza e fichi. Inoltre la loro proposta di britpop graffiante non mi dispiaceva su disco, quindi... Vediamo un pò. E non dimentichiamo il lato fascinoso della questione. un cantante supertossico stimola sempre curiosità morbosa. E invece... Il Palasharp è mezzo vuoto per il gruppo che doveva essere co-Headliner, e sono pochi rispetto alle aspettative i fan che si accalcano sotto il palco. I nostri propongono un set stanco e stiracchiato, Pete canta poco, male e a bassa voce, mentre gli altri tre eseguono il compitino, manco in maniera eccelsa a dirla tutta. Dopo poche manciate di canzoni, chiude Fuck Forever, con tanto di microfono lanciato tra il pubblico, con un Pete che ciondola via dal palco senza bis. Ora, Sesso Droga e Rock and Roll è una triade che ha fatto storia. ma mi sembra che il buon Pete abbia imparato bene le prime due, ma maluccio la terza. Peccato. In un ipotetica gara tra nuove rockstar maledette, Amy Winehouse vince a mani basse. Lei ha talento. Pete...è Pete. Comunque, siamo ormai stanchi quando i leggendari Pogues salgono sul palco, e mentirei se vi dicessi che ho seguito tutto il concerto. Ma per quello che ho visto, i vecchietti ancora ci danno dentro e sanno intrattenere il pubblico in maniera egregia, stupendo anche il sottoscritto. Certo l'età comincia a farsi sentire, così come ora è più difficile nascondere il tasso alcolico di alcuni menbri della band sul palco, ma lo show è comunque carico ed intenso, a dimostrazione di come la classe non sia acqua. Fine delle trasmissioni. Il giorno seguente ci sarebbero stati i Faith No More e mi rode perderli, ma c'è anche il lavoro, e non si può sempre far tutto come si vorrebbe. In definitiva, 35 euro spesi bene per aver passato una giornata piacevole. E poi la sauna fa bene al corpo ed alla pelle...

 

Max1334

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