RECENSIONI DISCHI

Ran - Ran

(Decadance 2006)

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La cosa che colpisce al primo ascolto è la senzazione d'insieme. I Ran (purtroppo) non vivono di musica, e non sono un gruppo cult su scala internazionale a livelli importanti (ovviamente mi riferisco alle vendite, non di certo alla qualità del prodotto). Eppure Giorgio (synths, samplers) e Romina (Voce, con la V maiuscola) riescono nuovamente a stupirmi, con un lavoro rilassato, vissuto e caldo, dove la voglia di sperimentare e di creare arte è rimasta intatta rispetto al lavoro precedente, se non aumentata. Non c'è traccia di frenesia, di voglia di dimostrare a qualcuno il proprio talento a tutti i costi. Ne risulta un album decisamente maturo, dove le canzoni parlano da sole. Un pò come un pittore che dipinge per se stesso, riuscendo con disinvolta scioltezza a stracciare inesorabilmente i colleghi nonostante sia totalmente rilassato nei movimenti. Questa è la verità. I Ran si muovono su un piano decisamente professionale, con vette qaulitative eccellenti (Wonder, presente anche come traccia video, ne è un lampante esempio) e classe da vendere. Atmosfere Trip Hop (anatomy, collyrium) si fondono alla perfezione con soluzioni melodiche e romantiche più electrowave oriented (the great below) , mentre le venature orientali fanno capolino più di una volta, regalando colori e sfumature eccezionali (la già nota kallyuga, call) . Ci sono anche dei rimandi al pop di classe anni '80 tanto che (parere personalissimo) una see saw appena rimaneggiata sarebbe stata perfetta su un disco di Gabriel periodo So. A chiudere il lavoro, la magmatica Splinters, più un preludio che un finale vero e proprio. C'è poco da dire. I Ran non meritano di essere qui "tra noi". Dovrebbero essere su tutt'altro pianeta, su tutt'altro livello. Sono una delle realtà migliori e concrete del panorama musicale attuale, e finora non hanno fatto altro che regalarci un gioiello dietro l'altro. Inarrivabili nel loro genere.

Max1334

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