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Monica Richards - Infrawarrior
(The Fossil Dungeon 2006)
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Non è ben chiaro cosa è dei Faith And The Muse. Non si capisce, diciamo. William Faith si è dato alla causa dell'hardcorepunk old school con gli Anima Mundi, e Monica Richards fa uscire questo disco solista... Non so se la svolta verso territori più accessibili dell'ultimo "the burning season" non abbia dato i riscontri aspettati, creando malumore all'interno del duo. Non so se entrambi, a modo loro, cercassero sonorità diverse dalla band madre. Non so. So solo che questo Infrawarrior di Monica Richards mi lascia, come dire, stranito. Perchè suona esattamente come l'ipotetico successore di Burning Season, ricalcandone ritmi ballabili, ritornelli catchy, vaghi richiami oriantaleggianti e via così. Spesse volte sembra di trovarsi di fronte alle cose più "leccate" e "raionate" di Madonna, piuttosto che al cospetto del lavoro solista di una delle regine del Goth degli anni '90 e primi 2000. Ci sono anche richiami percussionistici alla Mother Destruction, ma il tutto è piegato all'orecchiabilità, seppur le composizioni restano ad un ottimo livello qualitativo. Il tutto fino a Like Animals, pezzo per sole voci, che mi riporta indietro alle versioni acustiche di All Lover's Lost, facendomi battere il cuore. Ma altri brani, come la lunghissima Sedna, fanno fatica a decollare. Monica insomma ci dimostra che le cose le sa fare bene, ma sembra che debba ancora trovare una vera strada personale, qualcosa ch spinga le sue composizioni ad un livello leggermente più alto. E le potenzialità ci sono tutte. Forse andrebbe mitigato il desiderio (comprensibile peraltro) di distaccarsi totalmente dal FATM sound, non perchè soffro di nostalgia, ma perchè mi sembra di avvertire qua e là un senso di forzatura nel "facciamolo diverso" che va a snaturare dei brani con un potenziale enorme. La Produzione di William Faith si sente, manca la sua chitarra forse, ma viene comunque sostituita (tra virgolette, s'intende) dalla partecipazione di Matt Howden (Sieben, Sol Invictus etc), JARBOE, Paul Mercer, KaRin dei Collide e una sfilza di altri personaggi. Un disco comunque piacevole, che si fa ascoltare regalando emozioni, ma che non posso considerare un capolavoro. Monica resta comunque coraggiosa, non si è addormentata sugli allori e ammiro profondamente la sua voglia continua di ricerca. Chissà cosa ci riserverà il futuro...per ora ascoltiamo Infrawarrior, scordiamoci il passato e guardiamo avanti.
