GOLDEN APES - The geometry of the tempest
(Shadowplay 2007)
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Il culto dei Golden Apes sta per essere svelato e reso pubblico! Una delle bands più particolari ed originali dell’intera scena gothic-rock, con i concittadini Sepulcrum Metis sicuramente La band teutonica più originale, esce allo scoperto decisa a guadagnarsi un posto di assoluta importanza nel panorama oscuro mondiale. Dapprima il singolo “Ferryman” contenuto nella compilation “New dark age vol.IV”, quindi il meritato contratto discografico con l’emergente label Russa Shadowplay -che ristamperà pure l’ultimo lavoro “Structures”- hanno permesso al gruppo berlinese di farsi conoscere al grande pubblico senza deludere tutti i fans di vecchia data.
Sin dal primo album “Stigmata3:am” del 2000 i Golden Apes hanno chiarito il loro talento nell’essere singolari restando sempre nei confini di un generere, quale è il gothic-rock, in cui l’originalità latita. La particolarissima voce di Peer Lebrecht più vicina ad un Nick Cave d’annata che non al classico vocalizzo gruftie, la capacità di Eric Bahrs di mescolare psychedelia e gothic nelle sonorità della sua chitarra, il nervoso basso di Christian Lebrecht unito come nelle tessere di un puzzle con la sempre puntuale batteria di Nestor DeValley sono gli ingredienti legati splendidamente tra loro dal produttore, nonché tastierista, Sven Wolff. Questa coesione trova la sua magnificenza in “The geometry of the tempest”, l’album a cui il gruppo ha dedicato più anni di lavoro (tre) ed in cui i Golden Apes confermano tutte le loro potenzialità.
Le affascinanti melodie permeanti tutto l’album rapiscono l’ascoltatare creando in esso struggenti e contrapposte sensazioni di piacere e mal di vivere che trovano la loro massima espressione nel capolavoro “Coming home”, la migliore canzone mai scritta dal gruppo. Se i Joy Division fossero nati artisticamente nel ventunesimo secolo ed avessero scelto di suonare gothic-rock suonerebbero come i Golden Apes.
