INTERVISTE

VERDIANA RAW

dicembre 2012

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Prima di tutto, benvenuta sulle pagine di Erba Della Strega!

Grazie. Come sai sono particolarmente affezionata a questa webzine.

Vuoi raccontarci la tua storia?

Volentieri. A dire la verità è sintetizzabile in una serie di apparenti coincidenze tragicomiche che mi hanno condotta fino a questo punto ( di partenza, o meglio,  ripartenza). La mia storia di amore-odio con la musica comincia all’età di quattro o cinque anni, quando intraprendo lo studio del violino alla Scuola di Musica di Fiesole.
Mia madre è pianista e insegnante di musica, e da subito mi ha seguita negli studi. Sul perché della scelta dello strumento circolano varie leggende famigliari. Sta di fatto che ho proseguito  fino al Quinto anno di Conservatorio; ad un certo punto ho cominciato a non tollerare più la pressione dell’ambiente accademico e dei miei genitori, né il violino. Ho abbandonato ex abrupto la musica, dedicandomi negli anni adolescenziali a quella che credevo sarebbe stata la mia ragione di vita: il Teatro. Per caso ho ricominciato in un ottimo gruppo hard rock italiano, che aveva nome ‘Nativa’( in seguito diventato ‘Margaret’s Crime’), a suonare e cantare- passione quest’ultima che avevo sempre tenuto ai margini dei miei interessi. Mi sono avvicinata al pianoforte, e dopo un periodo di dure prove personali ed esistenziali (diciamo così), ho fortunatamente trovato il canale espressivo che mi ha permesso di uscire da un circolo vizioso di autorepressione. Questo anche grazie al mio incontro con la città di Palermo, dove ho vissuto per qualche tempo ( ho in ogni caso radici siciliane), e dove ho incontrato artisti e musicisti brillanti che mi hanno incoraggiata a percorrere questa strada. Tornata a Firenze ho sentito di aver bisogno di completare la musica con altre sonorità, che ho ritrovato nelle preziosissime chitarre di Antonio, e in seguito nelle percussioni tribali e misticheggianti di Fabio . Anche perché i locali dove si può sonare ripudiano voce femminile e pianoforte, per lo più, non è abbastanza di intrattenimento.

Quanto il tuo essere bi-cittadina (neologismo pessimo, lo so, ma facciamo finta che sia chiaro;)) influenza il tuo modo di comporre ed interpretare la musica che scrivi?

Come ho detto, le mie radici profondamente mediterranee hanno senza dubbio giocato un ruolo fondamentale nella costruzione della mia persona e della musica che ora faccio. Però l’essere cresciuta in Toscana mi ha dato l’opportunità di osservare le mie origini con distacco; all’inizio diffidenza e poi rispetto, consapevole dei pregi e dei difetti che ho ereditato di conseguenza. La Sicilia è un canto sirenico che una volta ascoltato rimane nelle orecchie per sempre, un vortice isolano pericoloso e affascinante. Mi viene curiosamente da ripensare al film ‘Picnic a Hanging Rock’, dove le fanciulle di un rigido collegio australiano di matrice vittoriana, si perdono su per la montagna maledetta, illuminate ed attratte da una misteriosa forza nell’aere che le farà sparire per sempre senza lasciare traccia alcuna. Palermo è stata una grande sorpresa. Gli ammorbanti ritmi lenti e l’estate afosa, il lamento del mare, si mescolano ad  una realtà artistica molto intensa e solidale con chi ancora non si è conformato al mainstream, ricca di persone e musicisti speciali. La mia anima sarà sempre divisa fra le colline Toscane ed il mare Siciliano; credo che questo comporti anche le suggestioni di natura diversa contenute nel mio modo di usare la voce. D’altronde vivo in perenne equilibrio fra due polarità opposte, in tutti i campi.

Vuoi parlarci della genesi del tuo lavoro di debutto?

Metaxy’ è il sunto musicale di tutte le mie esperienze  e riflessioni sino ad oggi. Trae spunto dalla cruda realtà con cui mi sono voluta scontrare, cercando la compagnia di personaggi sopra le righe ed il coinvolgimento in  situazioni compromettenti; ma proviene anche dalla ricerca spirituale, psicologica,filosofica ed esoterica che mi ha accompagnata in ogni istante. In particolare la definizione di Metaxy’ la si deve a Platone, in quanto interregno di conoscenza intuitiva data dal contatto con i propri demòni interiori. Ai brani preesistenti per voce e pianoforte soli sono stati aggiunti intarsi di chitarra elettrica e colori ritmici talvolta minimamente accennati. Posso dire che tocca tutti i temi che finora mi hanno scosso: la sensualità repressa, l’enigma del Femminino, il cannibalismo sociale, l’innamoramento dell’Amore, l’ossessione, la paura dell’Inconsistenza del proprio percorso, del Fallimento e della Malattia, l’incomprensione, la solitudine,  le esperienze extracorporee, l’esorcismo di una Schizofrenia latente, la fascinazione per l’Oscurità come per la Luce più pura, quella dell’alba che coglie ancora insonni;  il coraggio di essere sé stessi, l’esaltazione della diversità come ricchezza, l’alienazione dal proprio corpo. Essendo al primo lavoro discografico è stato ignoto fino all’ultimo il risultato finale, non avevamo idee esatte ed incommutabili su come avrebbe dovuto suonare. L’unica certezza era quella di essere il più autentici possibile.

Come è nata la collaborazione con la Ark Records? Come ti trovi con loro al momento?

Trovare ArkRecords sul nostro cammino ha significato trovare persone competenti ed appassionate che ci hanno aiutati e seguiti fin da subito.

Quali sono state le tue influenze maggiori nel tuo percorso musicale? Ci sono artisti o album che ti hanno segnato particolarmente?

Sono convinta che mai riuscirò a risalire a tutta la musica che mi ha influenzata, a volte anche una melodia ascoltata distrattamente alla radio in un bar può segnare per sempre la propria memoria sonoro musicale. Ahimè il mercato deve attribuire delle etichette, e questo influenza l’ascolto portando a volte a suggestioni sonore che io non ho mai cercato, le influenze maggiori mi derivano dal cantautorato femminile che non ha molto a che vedere con la cosiddetta ‘neoclassica’.Ad ogni modo, ad un  livello cosciente i nomi che mi hanno sedotta sono fra i tanti quelli di Diamanda Galàs, Tori Amos, Kate Bush, Sinèad O’ Connor, Lisa Gerrard,Lisa Germano,Lhasa, Meira Asher.  In particolare Malediction and Prayer, Vena Cava; Never Forever; Boys For Pele,La Llorona, Lullaby for Liquid Pig.   Inoltre amo la musica tradizionale popolare o sacra di qualunque parte del mondo, soprattutto se eseguita da voci femminili. Taluna è capace di lasciarmi senza fiato, come sospesa da terra, per la sua potenza evocativa. Aggiungo solo che ritengo che nulla, davvero nulla di tutto quello che ho ascoltato, sia rimasto escluso dal mio modo di fare musica  e soprattutto di cantare: atmospheric black metal , richiami di rapaci notturni, porte cigolanti, pianti e lamenti compresi. Questo vale naturalmente anche per i testi. Oltre a tutte le letture fatte nel corso degli anni, ho tratto ispirazione dai suddetti artisti per autoincoraggiarmi ad usare le vere parole che avvertivo tradurre al meglio il mondo come lo percepisco,sia interno che esterno.

Realizza un sogno: con chi vorresti collaborare per un album, un singolo o un tour completo?

Mi vengono in mente molti nomi. Ma diversi a seconda di ciascuna delle occasioni che hai nominato. Per un singolo: Franco Battiato, Gheorghe Zamfir, Giovanni Sollima. Per un album:  Bruno Coulais, Nick Cave. Per un tour: Lydia Lunch, Jarboe, Sayoko Onishi – esponente di danza contemporanea butoh, Marina Abramović- performer.

Quali sono gli obiettivi che ti piacerebbe conseguire con la tua arte?

Il progetto nasce da un’esigenza del tutto personale, il cui unico obiettivo è quello di darmi elementi vitali ed esprimere materiale umano e spirituale che ho raccolto nel tempo.
Ci sono degli obiettivi  che invece riguardano anche l’ambiente circostante e le varie teorie sul suono (aderenti ad esempio alla teoria delle corrispondenze), o comunque esoteriche e riguardanti l’uso della musica e dell’energia nel campo dell’esibizione artistica; sono vari elementi ed indizi  che continuerò a cercare, e  che so congiungersi in un punto remoto nel tempo e nello spazio non prevedibile, ma che custodisco gelosamente  nella mia forza di volontà e nei miei sogni.   Sicuramente spero di riuscire a imparare sempre di più e fondere più forme d’arte insieme, collaborare con chi stimo e lasciare fluire elevarsi ed espandersi la mia essenza insieme a quella di chi ascolta. Per il resto credo che sia solo una questione di lasciar divenire ciò che già è. E come accennavo prima, che non conosco ancora.

Cosa gira nel lettore di Verdiana in questo periodo?

Come in tutti i periodi più nebbiosi : Teenage Poetry dei Chandeen, Linea Gotica dei CSI, Malediction and Prayer di Diamanda Galàs, Wind in The Wires di Patrick Wolf,; di recente ho riascoltato molto Antonius Rex. E’ un periodo in cui ho poca voglia di ascoltare musica, comunque. Ho bisogno di fare silenzio e di imparare a sopportarlo e capirlo.

progetti futuri?

Abbiamo concluso da poco la colonna sonora per Vitrum, un thriller- horror esoterico di Marco Cei che dovrebbe uscire in autunno. Mi sto anche occupando di realizzare il primo videoclip per un brano dell’album. Sto studiando chitarra, la quena (flauto andino), sono in trattativa per una lira artigianale che proviene dalla Liguria. Inoltre seguo da un po’ un corso impegnativo di musicoterapia, tra l’altro uno dei miei ottimi insegnanti è Adriano Primadei!  Altri progetti: continuare la collaborazione con la compositrice elettroacustica Alessandra Panerai.  Fare il giro del mondo in ottanta giorni, imparare ad andare a cavallo, riuscire a conquistare i diversi lati della mia personalità riducendoli ad una sola Armonica Presenza. Non dimenticare mai di rimanere vigile e non lasciarmi sopraffare dalle nozioni sistematiche. Studiare, studiare, studiare e guarire per poter pensare al prossimo album in termini di sincretismo musicale e artistico.
Sto inoltre organizzando il tour di presentazione del disco, anche se in Italia è davvero faticoso.

Le ultime parole sono per te

Metaxy’ è autenticamente molto di ciò che sono , ma come sappiamo la musica è un grande contenitore pronto ad accogliere chiunque. Dunque spero diventi anche per altri  il proprio spazio personale, l’oblò sul Cosmo, la parola di conforto  ma anche di sogno, rabbia, esaltazione, malinconia, poesia, sensualità, spiritualità,introspezione e forza nell’affrontare il dolore in tutte le sue forme. Il viaggio può essere  lungo e ha bisogno di buona compagnia.

 

Max1334

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