INTERVISTE

ALEX DANIELE - THE MISSION – AT WAR WITH THE GODS

A Written Documentary Of The First 25 years

Indietro

Dopo anni di duro lavoro, finalmente Alex Daniele è riuscito a completare quella che per chi scrive è la biografia definitiva sui Mission. Band che, vi piaccia o meno, ha fatto la storia di un certo modo di suonare la musica che noi amiamo. Amati ed odiati, il gruppo capitanato da Wayne Hussey ha avuto una storia burrascosa, zeppèa di alti e bassi, di colpi di fortuna e sfighe, di momenti tragici e divertenti. Tutto questo e molto altro nel libro di Alex, personaggio noto ai più per essere il caporedattore di Ascension Magazine, oltre che promoter, DJ e consumatore olimpionico di Becks e Camel Lights. Ma soprattutto amico. Proprio per questo le domande sono state si serie, ma anche inframezzate da siparietti idioti alla quale non ho saputo resistere. Spero che Alex mi perdoni per questo, ma in fondo dopo una certa età ci trasformiamo tutti in “drunk, stupid and goths”, o no? ;)



Promoter, DJ, nonché redattore di Ascension Magazine. Ed ora anche scrittore. Alex, quanto il tuo passato ti ha aiutato od influenzato nella stesura del libro?
Alex – Troppe passioni, vero? Tutta colpa di quella maledetta sera che vidi per la prima volta i Mission!! Non so se le precedenti esperienze siano state davvero fondamentali o di aiuto per la stesura del libro. “At War With The Gods” era qualcosa che, perlomeno nella mia testa, era già stata scritta…prima ancora che cominciassi ad organizzare concerti… Non saprei che dire.

I feedback ricevuti sino ad ora sono lusinghieri: ti aspettavi una reazione del genere da parte dei fan dei Mission?
Alex – Sinceramente “sì”, perlomeno in parte. La reazione del pubblico inglese e di alcuni personaggi vicini alla band, come il produttore Tim Palmer (non solo Mission, ma anche Dead Or Alive, U2, Pearl Jam, HIM, Litfiba…) o il chitarrista Mark Gemini Thwaite mi hanno però davvero sorpreso. Pensa che Mark ha comprato una copia del libro per sua madre e una per suo padre chiedendomi la “cortesia” di autografarle. Questo sì mi ha sorpreso!
Ci ho lavorato sopra così tante ore (centinaia e centinaia) che ero abbastanza sicuro potesse ricevere molti responsi positivi da parte dei fan e della critica… E’ anche vero che uno può impegnare tutta la sua vita su un progetto rendendosi poi conto che, nonostante la buona volontà e la passione, il risultato finale è una ciofeca. Cosa ha fatto la differenza? Primo: scrivere il libro che, da fan dei Mission, io per primo avrei sempre voluto leggere. Secondo: trovare, ad ogni livello, le persone giuste al momento giusto. Il libro l’ho scritto io, è vero, ma non sarebbe mai stata la stessa cosa senza la traduzione e le correzioni in inglese del mio caro vecchio amico Danny Tartaglia (che forse ti ricorderai come bassista dei seminali Wasteland, dei Burning Gates o, più recentemente, di Vendemmian o Voices Of Masada), di professione interprete. Per “At War With The Gods” Danny è stato un vero e proprio compagno di viaggio che, ad un certo punto, ci è sembrato senza fine. E’ stato poi importantissimo l’aiuto e il supporto di tanti altri “amici”: da Monica Calanni Rindina (responsabile della stampa finale del libro e suggeritrice di un sacco di idee positive) a Graham Chisnall (l’attuale tour-manager di Wayne Hussey – come Danny anche lui aiuto insostituibile per la correzione delle bozze in inglese), da Wayne Hussey (per tanti motivi) a sua moglie Cinthya (che credo mi abbia dato un suggerimento per la foto di copertina che ha davvero fatto la differenza). 

Una domanda che sembra banale ma forse non lo è: a parte la tua passione personale, cosa ti ha portato a voler pubblicare un libro sui Mission?
Alex – L’amore per la musica, per i libri, per i dischi, per le cartoline bollate dalle poste, per tutto quello che non si può cancellare con un semplice “click” e che anche tra tanti anni sarà capace di farci vivere le stesse emozioni della prima volta.

Quanto difficoltosa è stata la ricerca di materiale ed aneddoti?
Alex – “Difficoltosa” non tanto: più che altro “lunga”! La ricerca di contatti, aneddoti, informazioni e materiale fotografico è cominciata prima ancora che nascessero i social network e con l’arrivo di una piattaforma di incontri virtuali come Facebook (o prima ancora Myspace), a lavoro già ampiamente avviato, tutto è diventato ancora più semplice e veloce. Diciamo pure che, arrivati ad un certo punto, era nata una vera e propria “catena di Sant’Antonio” che mi avrebbe permesso di scrivere milioni di altre battute sulla band… E’ stato lo spirito inglese di Danny a dirmi: “Alex, devi scrivere la parola fine!”.

I membri della band (presenti e passati) sono stati disponibili oppure hai dovuto affrontare qualche resistenza?
Alex – Chi più chi meno, direi che sono stati tutti molto disponibili. Non è un segreto il fatto che non abbia avuto molta fortuna con i batteristi del gruppo. “Animali strani” i batteristi! Escluso Mike Kelly (che è stato davvero molto gentile e disponibile) dagli altri non ho ricevuto risposte o, al contrario, sono arrivate email deliranti o informazioni tipo “questa è la mia data di nascita”!

At War With The Gods: un titolo importante che, lo ammetto, mi ha riportato subito alla mente il terzo album dei Venom dove al posto di Gods c'era Satan. Ora, dato che sono abbastanza convinto che il trio proto-Black Metal di Newcastle c'entri poco con l'argomento trattato, mi spieghi il perché di un titolo come questo?
Alex –  Dopo qualche anno dall’inizio della stesura del libro mi accorsi che mi serviva un titolo… Ahia! Passai così una settimana a pensarci sopra, ne scelsi tre (gli altri due non voglio nemmeno ricordarli) e chiesi a Wayne quale preferisse. La risposta fu “At War With The Gods!” e, a giochi fatti, credo non potessimo scegliere un titolo migliore. Rubato dal testo di una delle canzoni tra le più sconosciute di Wayne Hussey, composta per la colonna sonora di un film del 1998 con Melanie Griffith (“Shadow Of Doubt” – uscito in Italia come “L’Ombra Del Dubbio”), “at war with the Gods” si presta benissimo per ricordare diversi aneddoti della storia dei Mission. Leggere un titolo come quello che è stato scelto, non fa solo pensare ad un gioco di parole con “At War With Satan” dei Venom (sono pienamente consapevole della cosa) ma anche “Hammer Of The Gods”, la biografia di Stephen Davis dedicata ai Led Zeppelin, una influenza fondamentale nella crescita artistica dei Mission – dal giorno in cui John Paul Jones produsse l’album “Children” al momento in cui la stampa inglese li definì “I Led Zeppelin del gothic”. L’ironia del titolo, e dell’intera storia della band, diventa ancora più grande quando alla parola “Gods” il lettore sostituisce il termine “Goths” (tribù metropolitana che ha incoronato i Mission a propri idoli nonostante gli infiniti tentativi di Hussey di sbarazzarsi di questa nomea).

Ho sempre considerato i Mission come un ibrido tra U2 (per l'epicità), Cure (per le darcherie romantiche) e un certo sentore seventies sia per la parte più propriamente rock, sia per le svisate psichedeliche. Perché, secondo te, seppur a livelli diversi, le due band sopracitate hanno comunque cavalcato il successo e tuttora hanno stuoli di fan che riempiono arene e stadi, mentre i Mission dopo un periodo di popolarità enorme sono tornati pian piano allo status di Cult Band? Impossibile sia solo un fattore/qualità...
Alex – Era il 1992 quando i Mission cercarono di voltare pagina per darsi al pop e vennero rinnegati dai propri fan per un singolo come “Like A Child Again”. Un mese dopo i Cure pubblicarono “Friday I’m In Love” (musicalmente quasi identica a “Like A Child Again”) e questi finirono in testa alle chart inglesi e americane… Che dire? Forse è sempre stato il fatto di “stare in mezzo”, tra Cure, U2, Led Zeppelin e Cult, che ha fregato la band.
Però a mio parere è molto più romantico seguire una band che i mass-media hanno smesso di considerare piuttosto che un gruppo che conosce anche il tuo vicino di casa che indossa pantaloni alla moda, boxer di Calvin Klein in evidenza e l’autoradio con Vasco Rossi a palla anche nel garage! No?

Torniamo al libro...La prima stampa si sta esaurendo molto rapidamente. Sono previste ristampe, magari in altre lingue?
Alex – Tutto può essere. Mai dire “mai”. Ma ci penserò quando la prima stampa sarà realmente andata esaurita e ci saranno ancora richieste di persone che hanno voglia di leggerlo…

E se uno incrociasse le dita per una versione in italiano?
Alex – ehm…lo fai apposta?

(si….sono cattivo…) Perché no?
Alex – Non si può essere profeti in patria… lo sai! Alla vigilia della pubblicazione del libro c’erano solo “amici” italiani che mi scrivevano “mi raccomando, anche se in inglese, ne voglio una copia. Tienimela da parte”. Bene, tutte quelle copie sono ancora li, da parte, ma più nessuno si è fatto vivo. Questo ti fa capire tante cose… Mi fermo qui!

C'è qualcosa che avresti voluto inserire nel libro ma che hai dovuto omettere per mancanza di spazio, tempo o qualsivoglia altra ragione?
Alex – C’erano altre 200 pagine interamente dedicate al collezionismo e alle curiosità discografiche della band pronte per essere pubblicate… ma sarebbe costato troppo stampare tutto questo malloppo! “At War With The Gods” sfiora il kilogrammo di peso: le poste italiane ci avrebbero guadagnato troppo se avessi varcato questo limite!

Ogni genitore ama tutti i suoi figli allo stesso modo... Ma voglio comunque chiederti: qual è stato il capitolo che più ti ha divertito scrivere? Perché?
Alex – Se fossi padre amerei tutti i miei figli… E di conseguenza mi sono divertito dalla prima all’ultima pagina.

Dove è possibile recuperare il libro?
Alex – Il libro, che ricordo totalmente “auto-finanziato” come “Sand Castles Productions” (“castelli di sabbia” appunto!) è facilmente reperibile via internet attraverso il sito www.themissiongods.com . In Italia è reperibile attraverso mail-order come Final Muzik e Rustblade o negozi di dischi storici come Black Widow di Genova, Transmission di Roma, Rock & Folk di Torino, etc. Tutti i fan italiani dei Mission troveranno comunque “At War With The Gods” sul banchetto del merchandising del prossimo tour solista di Wayne Hussey: il 29 ottobre a Genova, il 30 a Reggio Emilia e il 31 (la notte di Halloween) a Bassano Del Grappa.

Se ti chiedessi di compilare una tracklist per una compilation da far ascoltare ad un neofita che vuole avvicinarsi alla band, che pezzi sceglieresti? E perché?
Alex – Mi piace questo gioco! Facciamo 16 canzoni come una vecchia cassetta da 60 minuti? In ordine:

(1) WASTELAND (1986): per me il manifesto della band – anche perché un incipit come “io continuo a credere in Dio, ma Dio non crede più in me” solo Iggy Pop poteva amarlo tanto quanto i fan dei Mission.
 
(2) SERPENT’S KISS (1986): primo singolo pubblicato dalla band – la quintessenza del dark-rock a fine anni ottanta

(3) SEVERINA (1987): la “Achilles Last Stand” dei Mission (tanto per rispolverare ancora una volta i Led Zeppelin) – la migliore sintesi tra pop e “goth” di cui i Mission sono stati capaci. Il tutto impreziosito dall’incredibile talento vocale di Julianne Regan degli All About Eve!!!!!!!!

(4) GARDEN OF DELIGHT (1986): “il giardino delle delizie” come dipinto da Bosch e tra i quadri preferiti di Jim Morrison.

(5) TOWER OF STRENGTH (1987): la migliore canzone dei Mission che Wayne Hussey, per sua stessa ammissione, abbia mai scritto. Se somiglia vagamente a “Kashmir” dei Led Zeppelin la colpa è della produzione di John Paul Jones …

(6) BUTTERFLY ON A WHEEL (1990): Gli “U2” dicevi? Eccoti la risposta dei Mission a “With Or Without You”. Un brano così riuscito che persino Kate Bush, alla quale era stato chiesto di contribuire alle backing vocals del pezzo, declinò la proposta asserendo che “la canzone era già perfetta così da non avere bisogno di apporti esterni”

(7) HANDS ACROSS THE OCEAN (1990): il pop-rock perfetto…

(8) DELIVERANCE (1990): il rito del sing-a-long e la voglia di sentire migliaia di persone perdere la voce durante gli encore…

(9) LIKE A CHILD AGAIN (1992): un giorno sarai TU “caro Max” a spiegarmi perché “Like A Child Again” dei Mission NO e “Friday I’m In Love” dei Cure SI’. It’s just fucking pop-music but I love it !

(10) BIRD OF PASSAGE (1990): B-side del singolo “Into The Blue”. Tra le ballad più struggenti che “Mr. Hussey” abbia mai scritto. Meritava di essere pubblicata su “Carved In Sand”

(11) AMELIA (1990): un altro brano da “Carved In Sand”, per l’esattezza il suo opener! Due minuti di rabbia con chitarra acustica, batteria e basso che costarono alla band censure stupidissime da parte dei media. D’altronde è sempre più facile parlare di “sesso, droga, rock and roll”, di Belen Rodriguez o della prossima nomination per il Grande Fratello che di un padre che abusa sessualmente della propria figlia!

(12) EVANGELINE (2001): ho scritto “Evangeline”… Ma forse volevo dire “First And Last And Always”… che importa?!?!?!?! Gli autori sono gli stessi!

(13) SWAN SONG (2013): dall’ultimo album “The Brightest Light”. Suono “tipicamente Mission” direi!

(14) RAISING CHAIN (1995): una grandissima canzone secondo me… Qualcuno l’ha capita? Troppe poche persone! (ammetto che è il mio pezzo preferito dei Mission! N.d.Max)

(15) DADDY’S GOING TO HEAVEN NOW (1995): con “Raising Cain” e “Swoon” uno dei brani migliori dell’album “Neverland”.

(16) FROM ONE JESUS TO ANOTHER (1992): la chiusura perfetta di un qualsiasi disco di qualsiasi band…


Penultima domanda: quindi il prossimo libro sarà sui Sisters? Ok, ora puoi fucilarmi....
Alex – No. Non saprei cosa scrivere su un gruppo che non fa un disco dal 1990! I Red Lorry Yellow Lorry sarebbero invece un’ottima alternativa…

C'è qualcosa che vorresti dire e che io non ho avuto l'arguzia di chiederti?
Alex – Quante sigarette ho fumato mentre scrivevo il libro… Devo ancora saldare qualche debito alla Camel. Adesso però UNA domanda per TE: ma a quando un TUO libro su Rozz Williams? Non rispondermi che non lo sai perché ne stai già scrivendo uno su Valor! (no, la storia è molto più lunga e complessa. Fosse Valor il problema…e ho detto tutto… n.d.Max)
KEEP THE FAITH !



www.themissiongods.com
www.facebook.com/themissiongods


Max1334

Copyrigth @2007 - 2018 By Erba della Strega